Luoghi
Il porto naturale degli Infreschi
Cosi' chiamato per le sorgenti di acqua dolce gelata che si mischiano all'acqua di mare, costituisce un riparo naturale protetto da tutti i venti, che veniva spesso utilizzato in passato come rifugio dai pescatori. Nel secolo scorso ospitava una tonnara, oggi completamente diroccata.
Una minuscola chiesa di sapore greco e' meta di una processione marina il giorno di Ferragosto.
Sulle coste rocciose della baia cresce abbondante la primula di Palinuro. 
_______________________________________________________________________________
Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano fondato nel 1991, comprende un territorio molto esteso della Campania meridionale, delimitato a nord dalla piana di Paestum, a est dal Vallo di Diano, a ovest e a sud dal mar Tirreno (a sud piu' precisamente e' bagnato dalle acque del golfo di Policastro). L'area del Parco non e' soltanto ampia, ma anche variegata, perche' comprende sia ambienti montani, con cime che vanno dai 1898 m del monte Cervati ai 1130 del monte Stella, sia ambienti collinari, sia ambienti marini di grande bellezza e varieta', tra cui spicca il capo Palinuro. La natura e' ancora selvaggia e incontaminata, soprattutto nelle zone piu' remote, percorse da rare strade. Pure, quasi che il tempo si sia magicamente fermato, i ricordi di antiche civilta' e di citta' scomparse sono frequenti e imponenti. La flora e la fauna del Parco sono uniche. Non appena se ne varcano i confini, scendendo dalle montagne verso il mare, si e' come aggrediti dal profumo intenso della macchia mediterranea, dell'euforbia arborea, dell'elicriso, del cisto, del lentisco, del mirto e del rosmarino. A primavera i colli si indorano della gialla e profumata ginestra spinosa e in mezzo all'erba umida di rugiada fioriscono le orchidee. Ma il simbolo del Parco e' forse proprio la primula di Palinuro, che prende il nome, come l'omonimo capo, dallo sfortunato nocchiero di Enea, che la leggenda volle rapito da quelle acque limpide ma selvagge, a causa di un sonno traditore. La primula cresce dalle fessure delle rocce del promontorio e sulla costa dei dintorni, in un raggio di non piu' di cinquanta chilometri. Essa e' ritenuta dai botanici una rarita' biologica, quasi un fossile vivente, ed e' considerata la capostipite di tutte le primule spontanee europee, l'unica che abbia scelto di vivere in riva al mare. Fiorisce molto presto, alla fine dell'inverno, non appena l'aria della precoce primavera del Cilento fa presagire la gloria dell'estate che verra'.

_______________________________________________________________________________
Le suggestive grotte del Capo Palinuro che oggi si specchiano in un mare cristallino, circa 130.000 anni fa (fase glaciale Riss), erano circondate da un paesaggio completamente diverso. Il mare arretrando per centinaia di metri dall'attuale linea di costa aveva lasciato spazio a fitti boschi chiazzati di ampie radure, la fauna era prevalentemente costituita da stambecchi, daini, cervi, cavalli, orsi e leoni delle caverne, mentre le grotte erano riparo dell'Homo erectus. Tutto cio' e' documentato dai rinvenimenti fossili, in particolare nella famosa Cala Delle Ossa si possono osservare, incastonate nella roccia e levigate dal mare, le ossa di un tale incredibile zoo.Una frequentazione piu' assidua dell'uomo primitivo e' registrata nel neolitico (IV millennio); i numerosi resti di utensili in ossidiana, ritrovati nella duna fossile, fanno pensare a Palinuro come di una stazione di commercio con le Eolie da cui proveniva il vetro naturale. Durante l'epopea greca il promontorio era gia' conosciuto ai naviganti per la pericolosita' delle sue correnti, per questo lo chiamarono Palinouros, una sorta di capo spartivento. A conferma del timore gli stessi greci designarono col nome di una sirena, Molpa' ossia la leggiadra, il fiume che scorre alle pendici del Capo Palinuro; e si sa che le sirene erano l'allegoria di acque perigliose. Nel 540 a.C. colonizzatori ionici provenienti da Focea fondarono Elea (Velia), acquistando i diritti sul territorio dalla popolazione indigena, gli Enotri; allo stesso tempo eressero su Capo Palinuro, in localita' Timpa della Guardia, un villaggio con annessa necropoli. Gli scavi hanno restituito in abbondanza vasellame, utensili, monili e anche alcune monete incuse con la scritta Pal-Mol (Pal-Mol), che sta per Palinuro, il promontorio, e Molpa (da Molpa') l'insediamento. Pal-Mol duro il breve periodo di trent'anni; nel 510 misteriosamente si estinse. Il poeta Virgilio affascinato dai luoghi d' una sua interpretazione dei fatti e narra, nell'Eneide, di Palinuro, nocchiero di Enea che tradito dal sonno cade in mare, ma giunto a riva e' assalito e ucciso dagli indigeni. Gli dei dell'oltretomba, offesi dall'episodio sacrilego, puniscono gli abitanti con una tremenda pestilenza. Forse non sapremo mai come andarono esattamente i fatti, ma e' utile ricordare che la storia dei Focei e' intessuta di questioni riguardanti territori e ...donne! In eta' romana Palinuro-Molpa fu munito di stazioni di osservazioni per l'avvistamento di navi cartaginesi, ma fu anche frequentato da illustri personaggi, come l'imperatore Massimiano detto Erculio, che lo scelsero per la bellezza dei luoghi e la bonta' dei vini.
In epoca medievale del binomio sopravvisse solo Molpa e sull'omonima collina fu edificato un abitato che sara' distrutto, una prima volta, nel 547 da Belisario, generale bizantino. I superstiti si rifugiarono presso vari cenobi dei dintorni concorrendo alla fondazione di alcuni paesini tuttora esistenti, tra cui Centola. I Normanni, nel secolo XI, in lotta contro i Longobardi, fortificarono il colle edificandovi una possente rocca, che ancora si conserva. Le robuste difese non sottrassero Molpa al tragico destino che dopo dieci secoli si rinnovava: all'alba dell'11 giugno 1464 una masnada di Saraceni la distrussero facendo schiava la sua gente. Molpa non si riprendera' piu'. Nel 1554 il feudo di Molpa-Palinuro fu acquistato dal nobile spagnolo don Sancho Martinez de Leyna che vi edifico' alcune delle torri costiere. Il carattere strategico del Capo Palinuro non sfuggi' al re di Napoli e Sicilia Gioacchino Murat che, nel breve decennio della Repubblica Partenopea (1806-1815), l'altura con una serie di fortini intorno ai quali si fronteggiarono in piu' occasioni francesi da una parte e inglesi, borboni e briganti dall'altra.
Gli ideali della rivoluzione francese avevano fatto breccia anche nell'animo cilentano e i moti risorgimentali del 1828 videro Palinuro coinvolta nelle lotte alla tirannia borbonica: a Palinuro fu letto il proclama dei rivoltosi cilentani "Popolo Napoletano!,....", a Palinuro furono fucilati i patrioti Capozzoli. Nei successivi anni del secolo ci fu una rinascita del villaggio di pescatori e alcune famiglie gentilizie vi edificarono interessanti edifici; ricordiamo Villa Stanziola, Palazzo del Principe e Palazzo Rinaldi. La storia recente vede la realizzazione della stazione meteorologica nel 1936 e poi l'affermarsi di un turismo internazionale promosso dal Club Mediterranee e potenziato dalla laboriosa gente di Palinuro.
_______________________________________________________________________________
Pisciotta
Sulla parte piu' alta di un colle, degradante dolcemente verso il mare, e' Pisciotta: le fa corona un manto ininterrotto di maestosi secolari olivi, veri monumenti della natura. Il paese conserva inalterata la struttura urbanistica, tipicamente medioevale, con il castello posto sulla sommita' e, attorno ad esso, le case, addossate le une alle altre, a formare un tutt'uno per la difesa dai pirati oppure da eserciti e bande ostili. L'origine del paese e' probabilmente da collocarsi verso l'anno 900, allorche', distrutta dai Saraceni l'antica Pixus, alcuni suoi abitanti si rifugiarono qui e vi fondarono una piccola Pixus, ossia Pixoctum. Pisciotta e' gia' feudo nel XII secolo: apparterra' tra l'altro ai Caracciolo e poi ai Sanseverino. Nel 1522 inizia la costruzione del convento francescano, di cui restano oggi la torre campanaria e pochi altri ruderi. Il feudo viene acquistato nel 1554 da don Sancio Martinez de Leyna, capitano generale delle galee del Regno di Napoli, il quale inizia la costruzione delle torri costiere per difendere il territorio dall'assalto dei Turchi. Nel 1602 sono signori di Pisciotta i Pappacoda, che terranno il feudo, divenuto frattanto Marchesato, fino al 1806. Si deve a loro la costruzione del Palazzo, edificato sui resti dell'antico castello, di cui ingloba una parte, sul lato Ovest. Dal 1635 al 1639 il vescovo Luigi Pappacoda trasferisce a Pisciotta la sede vescovile. Nei secoli XVI e XVII il paese subisce pesanti attacchi ad opera dei pirati barbareschi e turchi; successivamente e' preso di mira principalmente da bande di briganti, tra i quali il famoso Fra' Diavolo. E' del '500 la maestosa Chiesa, intitolata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo, che conserva opere preziose, tra cui un quadro di S. Francesco, miracolosamente scampato all'incendio appiccato al convento dai Turchi nel 1640. Agli inizi del '700 Pisciotta e' il paese piu' popolato del Cilento: notevole l'economia, basata soprattutto sulla produzione d'olio d'oliva, ma anche di traffici commerciali, in particolare marittimi, che avvengono dal suo porto, uno dei pochi esistenti a sud di Salemo. Oggi Pisciotta affida alla produzione olivicola - famoso l'ulivo "pisciottano" - e soprattutto alle sue bellezze naturali ed al clima eccezionalmente mite, il suo futuro. A sette chilometri da Pisciotta sorge Rodio, paese ricco di acque e di vegetazione. L'origine del nome e' stata messa in rapporto con la rosa e con Rodi, sede dell'Ordine Gerosolimitano dei Cavalieri di Malta. Infatti gia' nel XIII sec. risultava Commenda del Sovrano Ordine Militare di Malta insieme a S. Mauro la Bruca. Al centro del paese si trova la Chiesa parrocchiale dedicata a S. Agnello Abate, il cui nucleo primitivo risale al XV sec., e il Palazzo Baronale, del quale non si hanno notizie certe: forse fu costruito alla fine del XVII sec. da un Basilio, barone della Commenda di Rodio e gia' barone di Mandia. Lungo i fiumi che scorrono in prossimita' del paese si trovano numerosi mulini-frantoi, a testimoniare le tradizioni agricole del paese, produttore di grano e soprattutto di olio d'oliva. La strada che da Pisciotta conduce a Rodio e' costeggiata dalla macchia mediterranea e da estesi castagneti, che con i loro intensi e variegati colori fanno da cornice a questo incantevole borgo medioevale.
_______________________________________________________________________________
Dall'antico nome della sirena Leucosia, cioe' "bianca", una di quelle che incanto' Ulisse, che provvidenzialmente si era fatto legare all'albero della sua nave, mentre i compagni avevano le orecchie otturate con la cera. I resti dei piu' antichi insediamenti in questo magico luogo, risalenti forse all'XI-X secolo a.C. sono rimasti sommersi nel mare fra la punta e la piccola vicina isola; murature forse appartenenti a una villa romana e a una peschiera, rocchi di colonne, tombe. Nella fascia di mare fra le punte Tresino e Licosa fu previsto, fin dal 1972, il primo parco marino italiano, rimasto purtroppo fino a oggi non operativo.
_______________________________________________________________________________
Marina di Camerota (in cilentano Marina re Cammarota) il centro piu' popoloso (3.500 abitanti) del comune di Camerota, in provincia di Salerno, e' ricompresa nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, quindi protetta dall'Unesco quale patrimonio mondiale dell'umanita' e riserva della biosfera. Da otto anni consecutivi Bandiera Blu europea per gli approdi turistici.Nel XVII secolo, Marina di Linfreschi non era altro che un gruppo di case, a Capo dell'Infreschi, con pozzo, forno, deposito e taverna, abitata da contadini e pescatori addetti alle fortificazioni della costa. La popolazione cresce, molti marinari della costiera amalfitana e sorrentina vi si stabiliscono, e l'abitato si espande intorno ad una chiesa intitolata a San Domenico di Guzmen. _______________________________________________________________________________
Agli inizi del X secolo l'antica citta' risultava completamente disabitata: gli ultimi abitanti l'avevano abbandonata a seguito delle scorrerie saracene, che probabilmente la distrussero (stessa sorte capitata alla vicina Grumentum) L'arrivo dei Normanni porto' a una inevitabile militarizzazione della zona e il fragile equilibrio che si era tanto faticosamente raggiunto viene sconvolto dall'introduzione del feudalesimo che cambia i rapporti di potere. In particolare ne hanno a soffrire i basiliani, che vengono allontanati dalla citta': il monastero che per secoli era stato il centro politico si trova ora a dover rapportarsi ad una nuova figura, il feudatario. e' curioso notare come i due luoghi ebbero vite parallele, senza quasi mai incontrarsi: se intorno al Castello si svilupparono la piazza d'armi, centro civile del paese, la zona intorno al San Nicola risultava gia' satura, sorgendo quasi sul ciglio di uno strapiombo che fungeva da difesa naturale, e la vivibilita' ne risentiva non poco.
_______________________________________________________________________________
La citta' fu fondata verso la fine del VII secolo a.C. da coloni Greci provenienti da Sibari (Sybaris) con il nome di Poseidonia. La ricchezza della citta' e' documentata dalla costruzione avvenuta tra il VI ed il V secolo a.C. di grandi templi le cui rovine si sono ben conservate fino ai giorni nostri.
In seguito all'invasione dei Sibariti, alcuni "esuli pestani" si rifugiarono nell'entroterra dando vita all'insediamento di Controne.
Nel V secolo a.C. i
Lucani, popolo italico di ceppo Sabellico, conquistarono la citta' e le diedero il nome di Paistom. Nel 273 a.C. divenne colonia romana di diritto latino con il nome di Paestum dopo che la citta' aveva parteggiato per il perdente, Pirro, nella guerra contro Roma agli inizi del III secolo a.C.
La citta' rimase sempre sotto il dominio romano, ma inizio' ad entrare in declino fra il quarto ed il VII secolo, probabilmente a causa dei cambiamenti nel drenaggio che portarono all'impaludamento e al contemporaneo arrivo in Europa della malaria. Dopo le distruzioni portate dai Saraceni nel IX secolo e dai Normanni nell'XI, il sito fu abbandonato durante il Medioevo, quando gli abitanti, allontanatisi, fondarono Capaccio.
Assieme alla frazione Laura fu interessata, il 9 settembre 1943, dagli sbarchi delle forze alleate durante l'operazione Avalanche.
Particolarmente importanti sono i tre grandi templi, due di ordine dorico, e uno di ordine dorico e ionico, che costituiscono alcuni dei migliori esemplari di questi stili.
Il Tempio di Hera: conosciuto come la "basilica di Herathos" (ca. 540 a.C.), era uno dei piu' grandi templi greci costruito in pietra. Il piu' antico dei tre, reca i segni della sua arcaicita' in alcune peculiarita' strutturali, ad esempio nella peristasi enneastila
(di 9 colonne) sui lati brevi. Il Tempio di Nettuno: ma in realta' anche questo dedicato ad Hera, mostra le forme mature del tempio di Zeus di Olimpia.
Il Tempio di Athena (ca. 500 a.C.): in precedenza noto come tempio di Cerere, e' piu' piccolo, e presentava colonne ioniche all'interno del pronao.
l'Heraion alla foce del Sele, antico santuario extramurario dedicato alla dea Hera.

_______________________________________________________________________________
ll nome del comune si scinde in due termini: Mercato e San Severino. Originariamente Mercato identifica il nome dell'attuale capoluogo e di uno dei quattro quartieri in cui si divideva l'antico e' stato di San Severino. Il termine, nella versione forum (=mercato), compare per la prima volta in un atto notarile del novembre 1303, ma probabile l'esistenza già in epoca longobarda. La designazione Mercato resiste fino ai primi anni dell'Unita' Nazionale
_______________________________________________________________________________
Proclamata recentemente Citta' con un decreto del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con le frazioni di Massa, Angellara e Pattano, conta un numero di abitanti pari a 8.855 unita', e si puo' definire come il centro commerciale e di servizi piu' importante del Cilento. In promiscuit? con i comuni di Novi Velia e Cannalonga, Vallo detiene la propriet? territoriale del monte Gelbison, montagna sacra, che vanta uno dei luoghi di culto pi? rinomati del Meridione, il Santuario della Madonna di Novi Velia. Questo antichissimo santuario basiliano si trova a soli 20 chilometri di distanza da Vallo, ad un?altezza di 1700 m, ed ? meta ogni anno di migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte d?Italia [senza fonte]. Il 28 novembre del 2008 ? ricorso il bicentenario dell'istituzione del comune, avvenuta ad opera dall'allora re di Napoli Giuseppe Bonaparte. Il toponimo originale era semplicemente "Vallo", mentre il suffisso "della Lucania" venne aggiunto soltanto dopo l'Unit? d'Italia quale richiamo forte ed esplicito alle origini storico-culturali della citta', etnograficamente lucana a tutti gli effetti. Il comune ha recentemente deliberato per il referendum correlato al Progetto Grande Lucania.
Elea viene fondata nel 545 a.C. dai Focesi, giunti in fuga dalla Ionia per sfuggire alla pressione militare persiana. La citta' venne edificata sulla sommita' e sui fianchi di un promontorio alto 72 m s.l.m. La citta' e' sita sulla Costiera Cilentana, non lontana da Vallo della Lucania, circa 90 km a sud di Salerno.La pianura a nord della citta' antica e' solcata dal fiume Alento e dal suo affluente di sinistra, il Palistro, in passato dotato di autonomo sbocco in mare. A sud dell'acropoli, a breve distanza da questa, sfocia la Fiumarella di Santa Barbara.Il materiale sedimentato dai tre fiumi ha determinato col tempo l'interramento dello specchio antistante la citta', causando la scomparsa delle due isole Enotridi, fornite di approdi, di cui ci parla Strabone. Dell'esistenza delle due isole ci viene conferma da Plinio il Vecchio che ce ne fornisce sia l'ubicazione (contra Veliam) che i nomi (Isacia e Pontia).Gli stessi fenomeni hanno causato l'avanzamento della linea di costa che oggi fa apparire la zona collinare su cui sorge l'acropoli, un tempo un promontorio, come un'altura non piu' lambita dal vicino mare. Quest'altura, a seguito della perdita della memoria dell'esistenza della colonia focea, ha assunto il toponimo di Castellammare della Bruca.
|